Nuova Pac e Greening, le date per calcolare la diversificazione colturale

By on 3 gennaio 2015

La nuova PAC ha introdotto il greening, ovvero una serie di misure finalizzate ad interventi ambientali e paesaggistici, un sistema di regole che molti agricoltori dovranno rispettare se vorranno accedere al cosiddetto “pagamento verde.

Ai fini del greening, le aziende che coltivino oltre 10 ettari di seminativi saranno obbligate, per aver diritto al “pagamento verde”, alla diversificazione, vale a dire alla coltivazione di colture diverse, a partire dal 1 gennaio 2015.

 

PRIME ISTRUZIONI OPERATIVE DI AGEA

Definito il criterio di coltura principale ed il periodo di riferimento per la diversificazione colturale finalizzato al pagamento per le pratiche agricole benefiche per il clima e l’ambiente

Per permettere agli agricoltori una pianificazione attenta e corretta delle semine, l’Area Coordinamento di AGEA Agea ha stabilito e comunicato i criteri che utilizzerà per determinare quale considererà come coltura principale di un terreno, onde evitare confusione.

Il periodo di riferimento su cui basarsi per calcolare le quote delle diverse colture, valevole per determinare se l’agricoltore agisca o meno nel rispetto della diversificazione, sarà, secondo quanto stabilito dalla Circolare Agea Prot. N. ACIU.2014.702 del 31 ottobre 2014, quello compreso tra l’1 aprile ed il 9 giugno dell’anno di presentazione della domanda PAC. In questo periodo, pertanto, la coltura che occuperà per più tempo il terreno sarà considerata da Agea quella principale.

Per il conteggio delle quote delle diverse colture, dunque, ciascun ettaro a seminativo potrà essere contato una volta sola prendendo in considerazione la coltura che occupa la superficie interessata per il periodo più lungo nell’intero anno e  dunque definita come coltura principale.

Grazie a questo chiarimento, le situazioni di due colture in successione sul medesimo terreno trovano una soluzione, in quanto per Agea conterà come principale quella occupante il suolo per il maggior periodo tra il 1 aprile ed il 9 giugno.

“Il periodo definito, afferma Laura Barbieri responsabile Caa Coldiretti Piacenza, può  essere caratterizzato sia da colture autunno vernine in fase conclusiva del ciclo sia da quelle primaverili estive in fase di semina o trapianto”.

 “Nella definizione della coltura principale, prosegue l’esperta, occorre considerare dunque l’intero anno e non solo il periodo indicato; ad esempio nel caso di successione loietto-mais nel medesimo terreno e nello stesso anno, la coltura considerata principale e che dunque rimane in campo più a lungo, circa 6-7 mesi, è il loietto anche se nel periodo utile ai fine del calcolo greening, si trova in fase conclusiva del ciclo.”

Per consentire la verifica del rispetto delle quote agli organismi pagatori, gli agricoltori, dovranno dunque predisporre, prima della presentazione della domanda, l’aggiornamento del piano colturale con tutte le informazioni per identificare le coltivazioni principali.

“Precisiamo, conclude poi Barbieri, che coltura invernale e coltura primaverile dello stesso genere, su appezzamenti diversi all’interno dell’azienda sono considerate colture distinte. Le aree che comprendono elementi caratteristici del paesaggio protette da condizionalità o considerate come d’interesse ecologico, che siano contenute nei seminativi aziendali, sono considerate parte dei seminativi e concorrono alla determinazione della superficie ammissibile ai fini della diversificazione.”

 

Le principali novità contenute nella circolare:

– il periodo da considerare per il calcolo delle quote delle diverse colture: 1° aprile – 9 giugno dell’anno di presentazione della domanda

– viene considerata come coltura principale quella che occupa la superficie interessata per il periodo più lungo

– controllo amministrativo sul 100% delle dichiarazioni, controllo in loco sul 5%

Da un punto di vista strettamente finanziario, il greening rappresenta una quota rilevante nei pagamenti diretti, finanziata con una percentuale pari al 30% del massimale nazionale, che per lo Stato italiano significa, per il solo 2015, 1,17 miliardi di euro.

Per aver diritto al pagamento di base, integrato con l’importo previsto per il greening, l’agricoltore deve osservare, su tutti gli ettari ammissibili, le pratiche benefiche per il clima e l’ambiente oppure le pratiche equivalenti. Le prime si suddividono in:

– diversificazione delle colture

– mantenimento dei prati permanenti

– aree di interesse ecologico

La diversificazione viene attuata mediante la coltivazione di colture diverse, in uno specifico periodo dell’anno; inoltre, la diversificazione è obbligatoriamente applicata agli agricoltori le cui superfici a seminativo sono:

– comprese tra 10 e 30 ettari: su tali seminativi vi devono essere almeno due colture e la coltura principale non deve superare il 75% della superficie a seminativo;

– superiori a 30 ettari: in tal caso le colture devono essere almeno tre; la coltura principale non deve occupare più del 75% della superficie e l’insieme delle due colture principali non deve occupare più del 95% della superficie a seminativo.

L’elenco puntuale delle casistiche per le quali non esiste obbligo di diversificazione è contenuta nell’art. 44 – par. 3 – del reg. (UE) n. 1307/2013.

Le aziende con superfici a seminativo inferiori a 10 ettari non hanno obblighi di diversificazione.

 

Il calcolo delle quote delle diverse colture dovrà essere effettuato considerando le colture seminate o coltivate in tale periodo di riferimento, che rappresenta la parte più significativa del ciclo colturale in quanto comprende sia le colture autunno vernine, sia quelle primaverili estive.

Ai fini del calcolo delle quote delle diverse colture, ogni ettaro di superficie a seminativi dell’azienda deve essere conteggiato una sola volta prendendo in esame la coltura principale. Viene inoltre considerata come coltura principale quella che occupa la superficie interessata per il periodo più lungo.

In sintesi, qualora sullo stesso terreno si realizzi una successione di due o più colture, AGEA conterà come principale quella occupante il suolo per il maggior numero di giorni all’interno dell’annata agraria di riferimento, corrispondente all’anno di domanda

A titolo di esempio:

supponiamo che un agricoltore abbia seminato, su una data superficie, grano il 15 novembre 2014, ed abbia effettuato il raccolto il 15 maggio 2015. Lo stesso agricoltore, dopo la raccolta del grano, ha, immediatamente, seminato pomodori (dal 16 maggio 2015) e effettuato la relativa raccolta il 15 agosto 2015.

Dunque, nel periodo di riferimento fissato da AGEA Coordinamento (1 aprile – 9 giugno) le colture presenti sono due (grano e pomodoro) ma, tra le due, quella principale è il grano, dato che il periodo intercorrente tra la relativa semina ed il raccolto è pari a 6 mesi, contro i 3 mesi del pomodoro.

 

Il provvedimento inoltre introduce l’obbligo, per gli agricoltori, di aggiornare il fascicolo aziendale, inserendo nel piano colturale tutte le informazioni necessarie ad identificare le colture principali che occupano i terreni a seminativo dell’azienda.

La circolare ricorda le definizioni di coltura e cioè:

– una coltura appartenente a uno qualsiasi dei differenti generi definiti nella classificazione botanica delle colture;

– una coltura appartenente a una qualsiasi delle specie nel caso delle brassicacee, solanacee e cucurbitacee;

– i terreni lasciati a riposo;

– erba o altre piante erbacee da foraggio (art. 4 – lettera i – del reg.(UE) n. 1307/2013).

 

Infine, come previsto da anni, il controllo amministrativo verrà svolto dall’ente istruttore  sul 100% delle dichiarazioni riportate nel piano colturale, mentre il controllo in loco verrà effettuato sul 5% delle dichiarazioni mediante utilizzo del telerilevamento seguito, ove ritenuto necessario, da visite di campo.

 

Scarica il documento del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali

Greening e pratiche agricole equivalenti. Un’analisi sulle possibili ripercussioni del pagamento verde  in Italia

 

***Approfondimento

Tra le regole a cui sottostare per avere accesso al greening , quella dell’obbligo della diversificazione colturale – la coltivazione nel medesimo anno di colture diverse (da non confondere con la rotazione) – per le aziende che coltivino superfici a seminativo è prevista dalla PAC con determinati criteri e vincoli.

Ai fini dell’applicazione della diversificazione, le colture sono diverse se appartengono ad un genere differente della classificazione botanica (ad esempio, il grano e l’orzo sono diversi, perchè appartengono rispettivamente ai generi Triticum e Hordeum , mentre il grano tenero ed il grano duro non sono diversi, in quanto appartenenti al medesimo genere Triticum).

Un’altra peculiarità da considerare nell’ambito della gestione della diversificazione colturale è che, se l’azienda agricola supera i 15 ettari di seminativi, allora deve dedicare all’EFA una superficie pari almeno al 5% di quella coltivata a seminativi; per EFA si intende Ecological Focus Area, o, per utilizzare un termine italiano, aree di interesse ecologico. Quanto appena esposto vale a dire che una percentuale almeno pari al 5% di quella coltivata a seminativi deve essere costituita da siepi, strade e fossati interni ai fondi, altri elementi caratteristici del paesaggio, capezzagne, terrazzamenti, fasce tampone, ettari agroforestali e fasce di ettari ammissibili lungo i bordi forestali, superfici imboschite, superfici con bosco ceduo a rotazione rapida, oppure deve essere destinata a colture azotofissatrici (erba medica, trifoglio pisello, fagiolo, …), oppure ancora si può lasciare a riposo.

Gli ettari dedicati ad EFA vengono calcolati attraverso fattori di conversione e di ponderazione (ad esempio, 1 metro lineare di siepe equivale a 10 metri quadrati di EFA).

Il calcolo si complica e la semina, dunque, deve essere progettata con cura dagli agricoltori, onde evitare spiacevoli sorprese quando il greening sarà entrato a regime.

 

Esempio

Un’azienda agricola conduce 20 ettari di terreno a seminativo ed intende coltivare mais e grano. Essa, dunque, si trova nella fascia compresa tra i 10 ed i 30 ettari, pertanto ha l’obbligo di diversificare con almeno 2 colture se vuole rispettare il greening; inoltre, superando i 15 ettari, ha anche l’obbligo di dedicare ad EFA una parte di terreno almeno pari al 5% della superficie a seminativo.

Di conseguenza, al momento dell’inizio della semina, l’agricoltore deve considerare tutto ciò e non può limitarsi a scegliere due colture diverse (ad esempio, grano e mais), rispettando la regola che la coltura principale può coprire al massimo il 75% della superficie a seminativo, calcolando di seminare, inizialmente, 10 ettari a grano e confidando di poter seminare i residui 10 ettari a mais in primavera. Egli deve, infatti, anche premurarsi di verificare di dedicare ad EFA almeno il 5% della superficie che dedicherà a seminativi, altrimenti non riuscirà a rispettare quanto imposto dal greening. Quindi, un buon piano di semina potrebbe prevedere di lasciare 1 ettaro ad EFA e ripartire i restanti 19 ettari tra mais e grano, per esempio seminando 4 ettari di grano e 15 ettari di mais, nel rispetto del limite del 75% massimo occupabile dalla coltura principale.

Alla luce delle nuove regole, è bene che gli agricoltori pianifichino la semina, ripartendo adeguatamente le colture e verificando di dedicare la superficie ad EFA ove necessario, in modo da poter cogliere i vantaggi offerti dal greening e non rimanere penalizzati da tale nuovo provvedimento.