Tristeza, il virus mette a rischio l’Agrumicoltura siciliana

By on 15 aprile 2015

Non solo xylella. Dopo gli ulivi della Puglia, anche gli agrumi della Sicilia sono vittime di una terribile patologia, il virus Citrus tristeza (Ctv), che interessa circa 32.000 ettari di agrumeti, soprattutto nelle province di Catania e Siracusa.

La tristeza degli agrumi, causata dal Citrus tristeza virus (CTV) è fra le patologie economicamente più importanti che colpiscono gli agrumi ed è diffusa in tutte le aree agrumicole del mondo. Originario del sud-est asiatico, si è rapidamente diffuso in tutto il mondo, provocando acute epidemie in Florida, Argentina, Brasile e Venezuela ed in Italia il CTV rappresenta la principale avversità di natura virale a carico degli agrumi ed è causa di gravi perdite di produzione.

Avvistato per la prima volta nel 1956, questo virus per alcuni decenni ha causato solamente pochi e isolati focolai, di dimensioni non estese, ma negli ultimi anni ha conosciuto una notevole diffusione perché esso è facilmente trasmissibile; servono misure di sostegno, il costo degli espianti ed i mancati guadagni legati alle vendite “perdute” sono pesanti”.

Il problema finora non è stato compreso nella sua interezza e rischia di compromettere seriamente la produzione agrumicola: Il Parlamento dovrà attivarsi con una audizione di tutti i soggetti interessati. Una misura importante e non rimandabile ancor più a ridosso del varo del Piano Agrumicolo Nazionale annunciato dal ministero delle Politiche Agricole. Della questione si è parlato ieri proprio al Cra di Acireale nell’ambito di un importante convegno sul vivaismo agrumicolo. Ricercatori, addetti ai lavori e rappresentanti delle istituzioni regionali e nazionali,  hanno discusso di certificazione del materiale vegetale di propagazione, scelta dei portinnesti resistenti e varietà da diffondere.
Il primo passo, è stato detto, è la distruzione delle piante infette. Ma bisogna fare attenzione a come si effettuano gli innesti, che possono provocare l’ingresso del virus dalla tristezza, ovviamente su piante che non siano tolleranti alla presenza di questo patogeno. E’ il caso dei portainnesti di arancio amaro, che dovrebbero essere presto abbandonati, e che oggi consentono l’avanzata dell’infezione, poiché questa cultivar è sensibile al virus. La riconversione produttiva è del resto l’unica strada, poiché il virus è portato da alcuni afidi vettori – il più temibile è Toxoptera citricidus –  per il contrasto dei quali non sono stati ancora trovati validi insetticidi.