Expossibile. L’Acquario globale

By on 20 agosto 2015

di Andrea Mascaretti. Il Giorno, 20 agosto 2015. “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” affermava nella seconda metà del ‘700 il padre della chimica, Antoine-Laurent de Lavoisier. Così, le interazioni tra l’uomo e il Pianeta sono dinamiche e si basano su continue trasformazioni tra energia e materia, proprio come ci ricorda il tema di Expo 2015 “nutrire il Pianeta, energia per la vita”. Sebbene tutto ciò oggi ci sembri assolutamente scontato, si dovette aspettare fino al 1905 perché Albert Einstein individuasse la celebre e rivoluzionaria formula che descrive il legame tra massa ed energia e, fino al 2006, perché Letizia Moratti pensasse ad un’esposizione universale dedicata a questo argomento. Produrre l’energia necessaria ogni giorno per nutrire sette miliardi di persone non è certo uno scherzo e, visto in questa dimensione, il problema della produzione alimentare sembra lontano da ognuno di noi. A questo punto, chiunque potrebbe sentirsi autorizzato a celarsi dietro l’alibi che le proprie consuetudini alimentari hanno un impatto ininfluente sull’equilibrio del Pianeta. Invece no. Viviamo in una sorta di “Acquario-Globale” e anche gli eventi che possono apparirci più remoti finiscono per avere effetto sulla nostra vita: ciò che sembra circoscritto alle comunità locali può produrre ingenti conseguenze a livello globale. Capita di acquistare del cibo e di non consumarlo prima della scadenza oppure di prepararne in eccesso, di avanzarlo e poi buttarlo. Questo spreco non riguarda soltanto il nostro portafoglio, anche se in Italia lo spreco alimentare lo scorso anno ci è costato otto miliardi di euro, ma dobbiamo fare i conti con l’inquinamento generato e l’energia utilizzata per produrre, trasformare e smaltire quanto abbiamo sprecato. Decenni di utilizzo indiscriminato delle risorse disponibili nel nostro Acquario-Globale hanno causato danni irreparabili e le notizie di quelle che ne risultano le conseguenze rimbalzano nei telegiornali estivi: alterazioni climatiche, inquinamento dei mari, sbarchi di immigrati che fuggono dalla fame. Eppure, basterebbe l’impegno di una manciata di Capi di Governo per raggiungere in pochi anni una produzione alimentare sostenibile: 29 Stati  governano il 77% delle terre emerse, dieci Stati incidono per oltre il 70% sul prodotto lordo mondiale complessivo e in dieci Stati si concentra il 60% della popolazione mondiale. Alla fine viviamo comunque tutti nello stesso Acquario-Globale, tra pesci rossi e squali.

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